Tacchi al centro commerciale parte 4 Perdizione

Tacchi al centro commerciale parte 4 Perdizione
Mi crederete una pervertita e credetemi lo sono. Dopo quella notte tutto fu diverso. Sempre più raramente ormai lasciavo casa, per concentrare tutte le mie attenzioni sui miei incontri serali. Con la portinaia Paola nacque un rapporto clandestino, lontano dagli occhi di tutti. Una relazione puramente sessuale che mi assopiva completamente nel corpo e nella mente. Non parlavamo e non serviva. Lei si presentava in casa mia oppure nel posteggio quando rientravo la sera, o ancora nell’atrio del condominio. Vivevo del sesso con quella donna in tutto e per tutto. La trovavo sempre diversa e accattivante, arrapante e mai ripetitiva. Non avevo più controllo su di me ormai.

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Sabato sera ad esempio mi convinsi a uscire con delle vecchie amiche. Ero tutta in tiro: capelli stirati, vestito rosso che mostrava il mio fisico sodo e slanciato. Collant autoreggenti bianche e vertiginosi tacchi rosso fuoco, aperti sul tallone e sulla punta del piede. Decisi addirittura prima di uscire di casa di farmi un servizietto fotografico per masturbarmici nei momenti di “magra”.

Una cenetta giapponese e un cocktail in centro, l’ideale per staccare un po’ la testa dalle mie notti peccaminose. Uscita dalla toilette dopo l’ennesimo cocktail mi indirizzai verso il tavolo delle mie amiche quando una donna con una maschera mi prese per mano riportandomi in bagno. Era una serata a tema mascherato e quindi non avevo idea di chi fosse, ma il fisico mi era familiare così come il profumo. Chiuse la porta dietro di se e iniziò a baciarmi, con la lingua, baci intensi e sempre più focosi. Non potevo non riconoscerla era Paola.

Senza togliere la maschera color argento tirò leggermente giù il vestitino a scacchi bianco e nero, mostrando le sue enormi tette, perfette come appena siliconate. Le presi tra le mani mentre con la mano già mi lavoravo la figa. Non abbiamo mai parlato durante o dopo il nostro rapporto e così fu anche quella volta poichè l’alchimia era tale che non servivano inutili parole. Era visibilmente eccitata e pareva già sull’orlo di un orgasmo quando presi con la mano il mio vibratore dorato dalla borsetta e acceso lo passai dentro le cosce di lei. Non si dava pace, si dimenava come fuori controllo, eppure era sempre stata così in controllo di se, così sicura..

Le sfilai il vestito e così lei col mio. I suoi mostruosi tacchi neri, che fasciavano elegantemente il suo piede morbido e bagnaticcio dall’eccitazione si posarono sulla mia spalla, come la spada sulla spalla del cavaliere. La mia lingua lavorò con energia la sua figa mentre il tacco quasi mi bucava la pelle. Stavo raggiungendo la perdizione! Urlavo e godevo, un vibratore dentro di me e la mia lingua a succhiare tutto il suo caldo umore.

Dalla borsa prese uno cazzo di gomma che si legò il vita e bloccandomi le gambe dietro il bastone su cui poggiava l’asciugamano cominciò a montarmi. Cogliendomi impreparata riuscì anche ad ammanettare le mie mani dietro la schiena e così mi ritrovai con lei a sbattermi dentro il suo cazzo con una foga mai vista, mani e piedi bloccati ed una figa che strabordava liquido da ogni fessura. Volevo venire e Paola continuando a spingere me lo impediva; urlavo, urlavo, chiunque nonostante la musica alta avrebbe potuto sentirci. Alla fine, esauste ci accasciammo a terra, e in posizione 69 ci leccammo i piedi per il resto del tempo sino a che lei rivestendosi e lanciandomi le chiavi delle manette uscì dal bagno. Io raccolsi i miei oggetti e passando dal retro chiamai un taxi per rientrare a casa.

Dormii come un angelo, sognando e risognando quel momento magico. Purtroppo fu l’ultima volta che vidi la portinaia. Si trasferii definitivamente dalla sorella in Olanda mi dissero e non mi giunsero mai più sue notizie.

Nei mesi a seguire per sfogare i miei impulsi iniziai a prostituirmi, prima per soldi ma ben presto anche gratuitamente. Il piacere sessuale mi ripagava di tutto. Ogni tanto i due neri mi facevano visita muniti di chiave dell’appartamento e non mi presi mai la premura di cambiare la serratura perchè in fondo in un certo senso era un piacere subire le loro violenze. Mi sentivo sottomessa, umiliata, ma allo stesso tempo eccitata e soddisfatta. Sentire quel grosso cazzo nella mia bocca tra le mie mani, tra le dita dei piedi.. mi infondeva sensazioni che non trovavo da nessun’altra parte. Mentre a turno i due mi sfondavano il culo leccavo le scarpe che Paola aveva lascito a casa mia. In particolare amavo le sue zeppe di sughero per le quali provavo un’eccitazione unica. Spesso addirittura mi le infilavo dalla parte del tacco nella figa.

La mia vita non poteva andare peggio quando una sera venne per cena mia sorella col nuovo fidanzato. Ero ansiosa di conoscerlo, sperando che la mia perversione non avrebbe prevalso. Sapete un’altra cosa? Alla cena sarebbe stato presente anche il figlio dell’uomo…

Se volete sapere come finirà la mia storia seguite anche il prossimo, 5 ed ultimo episodio. A breve sulla mia pagina..

Un bacio piccoli miei

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